Su segnalazione di una mia affezionata (e timida) lettrice, sono andato a leggermi l'articolo di Ezio Mauro di venerdì scorso sulla "invisibilità" degli operai. Un'encomiabile cronaca-inchiesta, che segue quella di tre giorni prima da Napoli sull'apocalisse dell'immondizia. Fa un certo effetto vedere il solitamente azzimato direttore di Repubblica nelle vesti di reporter da combattimento: recatosi a Torino per raccogliere le agghiaccianti testimonianze dei superstiti della tragedia della Thyssen-Krupp, senza dubbio l'aria di casa gli ha giovato perché il pezzo è bello, scritto bene, duro, sobrio, preciso, in uno stile Vej Piemont che apprezzo molto. Le mollezze dei salotti romani e i bizantinismi della politica italiana non sono riusciti dunque a vanificare la tempra del vecchio cronista ed inviato di vaglia: questo gli rende onore e mi fa piacere. E' vero che gli operai sono diventati quasi invisibili, soprattutto da quando non sono più "strategici" e funzionali alla lotta di classe che avrebbe dovuto sovvertire l'ordine del mondo; ma lo sono del resto come tutte le categorie di cittadini che non rientrano nell'immaginario del cretinismo pettegolo coccolato dai mezzi di comunicazione, che non sono personaggi televisivi e, dunque, non fanno notizia. A meno di non essere tassisti, padroncini di TIR, magistrati, dipendenti Alitalia, medici, e comunque appartenenti a corporazioni in grado di ricattare e bloccare l'intero Paese e allora sì oggetto di attenzione. Oppure veline, puttane e lenoni di regime, corrotti e corruttori, ex terroristi o serial killer: perché tutto quanto fa spettacolo. Ma l'Ezio Mauro reporter non è altresì l'orgoglioso direttore del giornale più venduto d'Italia? Che si contende il primato d'essere il più letto insieme al Corriere della Sera? Ché se quest'ultimo è sempre stato, nella sua storia, per definizione governativo, Repubblica è stata, dichiaratamente, dalla sua fondazione, sempre rigorosamente di parte, tanto da diventare l'organo ufficioso della corrente maggioritaria del nuovo Partito Democratico. E in grado di soppiantare, anche per la sua prossimità fisica alle stanze del potere romano, il quotidiano milanese nel cuore stesso del Palazzo. E non sono entrambi i giornali a contendersi la platea dei lettori facendosi concorrenza al ribasso, solleticandone lo spirito più guardone e volgare dandogli in pasto paginate intere di pettegolezzi, idiozie vipparole, scemenze modaiole, non solo inseguendo la televisione sul suo terreno e nel linguaggio sempre più scadente (come conferma la qualità sempre più scarsa di entrambi i giornali, a cominciare dalla correttezza dei testi), ma quel che è peggio facendosi imporre gli argomenti, come se nulla fosse reale se non quello di cui parla la TV, da quella che è la nemica mortale della carta stampata? In questo i due giornali in questione fanno lo stesso errore del cosiddetto centrosinistra, che si fa puntualmente imporre l'ordine del giorno dagli avversari e infatti, come ripeteva fino alla noia Montanelli, non c'è niente di più cretino per un quotidiano che fare pubblicità alla sua concorrente, anzi, nemica numero uno, oltre che scendere ai suoi livelli. Lo dico da ex corrierista ed ex lettore di Repubblica dalla sua nascita, dimessosi da tale dalla pubblicazione in prima pagina, da parte proprio di Ezio Mauro, della famosa lettera in cui Veronica Lario chiedeva le scuse ufficiali al marito Silvio Berlusconi per le sue sparate da bordello, quasi un anno fa. Se il CorSera, con la coppia Rizzo-Stella, e Repubblica, con l'entrata in pista dello stesso direttore in prima persona, sono tornati al giornalismo d'inchiesta è un buon segnale: rimane qualche residua speranza che non sia troppo tardi. Ma lorsignori che si ergono a paladini dell'opinione pubblica, e che sono a loro volta appartenenti a una delle corporazioni più inossidabili, protette, impenetrabili oltre che inutili di questo Paese, dovrebbero fare un pubblico esame di coscienza prima di stupirsi della invisibilità degli operai. Fenomeno a cui hanno contribuito per primi.