E' terminata da poco Germania-Turchia, semifinale dei campionati di calcio Europei. Partita intensa, emozionante, col risultato in bilico fino all'ultimo minuto, come si conviene a un vero e proprio derby, come in effetti è stato: sugli spalti dello stadio di Basilea, dove le tifoserie erano mischiate, e nelle strade delle città tedesche. Perché in Germania vivono circa tre milioni di turchi, e a dimostrare che l'integrazione procede piuttosto bene, il mezzo milione di persone, per un buon terzo turchi, che si sono affollate nella "Fanmeile" (il miglio dei tifosi) attorno alla Porta di Brandeburgo, a Berlino, a seguire l'incontro sui maxischermi, non hanno fatto registrare alcun incidente. Così nelle altre città tedesche, nelle piazze come nelle birrerie. In Germania, questa non è una notizia da prima pagina: era pressoché scontato. Tre giorni fa, nella Milano "vicina all'Europa", in piazza del Duomo, stessi maxischermi in occasione di Italia-Spagna, vinta meritatamente da quest'ultima ai rigori, un gruppo di pacifici tifosi spagnoli è stato aggredito e malmenato senza che nessuno muovesse un dito. E non si trattava di immigrati: ma di turisti o ragazzi che studiano in Italia. Bella accoglienza: per forza che il turismo va in vacca. E se fossero stati albanesi? O romeni, con l'aria che tira? Dove sono finiti i tedeschi razzisti, duri, intolleranti? E gli italiani brava gente, "stessa faccia stessa razza", simpatici e ospitali? Si dirà che i tedeschi sono abituati da più tempo all'immigrazione massiccia, e che da noi il fenomeno ha preso consistenza solo negli ultimi due decenni. Eppure quella turca non è stata un'integrazione facile, si tratta pur sempre di musulmani, per quanto non certo fondamentalisti e fanatici, nella quasi totalità. C'è da riflettere seriamente: innanzitutto in Germania sono stati capaci di prevedere e assorbire l'immigrazione, oltre a essere ligi a far rispettare le regole e quindi seri; in Italia, col consueto pressapochismo, ci si è rifugiati nella gestione dell'emergenza continua fin da quando sono apparse all'orizzonte le prime navi stracariche di albanesi, vent'anni fa, e si va avanti ancora oggi, quotidianamente, con le carrette o bare del mare che giungono a Lampedusa. Ma c'è anche un altro aspetto: in Germania hanno fatto definitivamente i conti con il loro passato, dopo averci ben riflettuto, e non è un caso che gli episodi di razzismo e i revival neonazisti si registrino quasi esclusivamente nell'ex DDR, un tempo patria del "socialismo realizzato". E non solo perché nelle zone orientali c'è maggiore povertà (risultato tangibile di quarant'anni di regime comunista), ma anche perché lì il passato nazista era stato semplicemente rimosso, e sostituito da un sistema che non era poi tanto dissimile. In Italia niente di tutto ciò. Che nel 1945 quasi tutti fossero diventati improvvisamente partigiani è cosa arcinota: salire sul carro dei vincitori, dopo aver fatto le vittime, è una specialità nazionale da sempre. Così come si è rimosso il passato fascista si sorvola tutt'ora sulle leggi razziali: appena qualcuno osa ricordarle viene tacciato di provocatore e di anti-italiano. Tuttalpiù si dice che erano state fatte per finta, per accontentare Hitler (altra dimostrazione di vigliaccheria, in ogni caso), ma poi mai applicate in realtà. Tutte balle, naturalmente, ma è un modo come un altro per mettersi in pace la coscienza. Ultima notazione, ma è sufficiente essere stati in Germania negli ultimi anni per essersene accorti, ad esempio nel 2006 in occasione dei Mondiali vinti proprio dall'Italia (eliminando i padroni di casa: nessun incidente nemmeno in quel caso): i tedeschi sono diventati un popolo allegro, ospitale, che sa divertirsi e prendere le cose con ironia, e noi sempre più tristi, aggressivi, incazzati, malmostosi, sgradevoli. Aggiungerei pure brutti. Io credo che dipenda anche dal fatto che loro, a forza di guardarsi dentro e aver affrontato i propri fantasmi, ora sono abbastanza soddisfatti di quello che sono e non si vergognano di guardarsi allo specchio; noialtri, che andiamo avanti a scansare le responsabilità, addossarle al prossimo o al destino infausto e di cacciare la testa nella sabbia, quando ci guardiamo non ci piacciamo per niente. Sarà una sensazione, ma non credo di sbagliare. Penso che abbiamo da imparare qualcosa, dai nostri amici teutonici.
