Rinfrancati dalla residua atmosfera di Halloween e dal successo del raduno nella capitale di due settimane fa, dove in preda a un'orgasmica allucinazione collettiva unita a un atto di incrollabile fede nel superamento della legge di non compenetrazione dei corpi (ma forse per i fantasmi non vale) si sono scoperti essere in milioni in uno spazio che può contenere, alla meglio, trecentomila persone stipate strette, i volonterosi militanti del PD hanno preso coraggio e deciso di dare segni di vita non soltanto nelle piazze mediatiche o sui canali satellitari (scarseggiano gli iscritti ma non per questo languono le casse del partito, evidentemente) ma anche sul territorio. Nella foto sopra, ecco come appariva il gazebo ieri mattina alle 10, giorno di mercato, nella piazza centrale di Spilimbergo, provincia di Pordenone, Destra Tagliamento, ridente cittadina di 12 mila abitanti dove vivo, in una zona dove Lega, Forza Italia e Nazionalmente Alleati sono affezioni maggioritariamente endemiche. Lo hanno fatto alla loro maniera, naturalmente, come è nel loro DNA: mettendo il cappello su un avvenimento che gli è del tutto estraneo. In questo caso l'elezione a presidente degli USA di Barack Obama, ma le prove generali le avevano fatte già dieci giorni fa in occasione dello sciopero nazionale della scuola. Con gli esponenti locali di questo partito ho avuto poco a che fare; quelle rare volte, credendosi in possesso di un'investitura divina, in occasione della formazione delle liste elettorali per le amministrative, hanno pervicacemente cercato di mettere li loro sigillo, e dunque il "cappello" di cui sopra, su iniziative prese da persone che operano fuori dall'ambito di partito, e davvero nella realtà della zona: si tratti della scuola, dell'ambiente professionale, di associazioni di vario genere. La parte dunque attiva e non inquadrabile: loro sono sempre stati "superiori", presi dalle manovre dell'alta politica locale, in altri termini, latitanti. Dei cloni, epigoni in miniatura dei loro capi romani. Ed eccoli lì, in una quasi estiva mattinata novembrina, con la loro tendina e la fotina di Obama con la fatidica frase "Yes, we can", gli stessi manifesti ideati al loft tirati in milioni di copie di cui è stata tappezzata la capitale durante questa settimana, come se fossero loro i protagonisti di questo "miracolo della volontà", mentre l'unico loro merito è essere saliti in anticipo di qualche mese sul carro di un vincitore (annunciato) che sta a diecimila chilometri di distanza. E qualche decennio più avanti. Unico accenno alle vicende nazionali e ai problemi concreti, un altro manifesto defilato, quasi clandestino e patetico, sulle tasse. Materia sulla quale sarebbe meglio che lorsignori sorvolassero. Queste sono le proposte concrete, ovvero il nulla, e questa la strategia di comunicazione adottata: penosa. Immagino con quale successo sui ruspanti frequentatori del settimanale appuntamento spilimberghese. Come osserva Brodo, con questi ectpolasmi all'opposizione ci attendono ancora decenni alla mercè del Cavalier Banana e dei suoi scherani.
