La domanda su cosa serva una "First Lady" mi è sorta spontanea stamattina vedendo il richiamo in prima pagina sul Corriere della Sera, e anche sul sito on line, dell'ennesimo intervento a sega, e a vuoto, della Prèmiere Dame di Francia, Carlà Brunì, la consorte di Nicolas il Breve, il presidente transaplino recentemente tornato ai fasti di Versailles, già residenza del Re Sole (la megalomania dev'essere il tratto compensativo di chi difetta in centimetri, come ben sappiamo anche qui nella Terra dei Cachi). Non si capisce a quale titolo, questa volta l'impicciona dell'Eliseo, insieme a quell'altra malata di protagonismo a nome Ingrid Betancourt, sia intervenuta presso il presidente messicano Felipe Calderón per sollecitare l'estradizione di una cittadina francese, Florence Cassez nella foto col fidanzato Israel Vallarta, il capo della banda di sequestratori di persona denominata "Zodiaco", reo confesso, mentre lei si era difesa sostenendo di trovarsi nel ranch dove erano imprigionati i rapiti solo in quanto "donna del boss". Ragionevolmente non è stata creduta, anche in base a svariate testimonianze, ed ha subito una condannata a 60 anni di carcere in appello (pena già ridotta di un terzo rispetto ai 90 presi in primo grado). Per cominciare, generalmente si fa domanda di estradizione per processare un fuggitivo oppure per eseguire la pena nel Paese che la richiede, mentre in questo caso il reato, fra l'altro fra i più gravi e uno di quelli che affliggono in maniera cronica il Messico, è stato compiuto in quest'ultimo Paese e non in Francia. E il giudizio, appello compreso, si è svolto in Messico. Ragioni umanitarie, perché per la Cassez, come dice implorando l'aiuto dei suoi connazionali, l'esecuzione della condanna "sarebbe la morte"? O perché in Francia al massimo sconterebbe 30 di pena, il massimo previsto dal codice, e nel caso le riuscisse il colpo del ritorno in patria sicuramente nemmeno quelli? E perché le ragioni umanitarie dovrebbero valere per lei e non, per esempio, per il fidanzato? Esistono ragioni umanitarie speciali per i cittadini francesi? O comunitari, come l'italianissimo Cesare Battisti, altro piagnone lungamente protetto dalle autorità francesi nonostante le condanne definitive all'ergastolo in Italia per quattro omicidi, e protegé dell'entourage della gauche allo champagne della Brunì. Giustamente, a mio parere, il Messico ha respinto le richieste francesi: oltretutto, chi la fa, l'aspetti, dice il trito proverbio. Piuttosto, ripensando all'intervista di domenica al finanziere franco-tunisino Tarek Ben Amar, che consigliava a Berlusconi di "dotarsi" di una First Lady perché è tanto solo (forse un invito indiretto a non farsi vedere in giro, almeno nelle visite ufficiali, con il suo abituale contorno di mignotte) mi chiedevo come mai capi di Stato e di governo maschi devono essere accompagnati in pompa magna dalle rispettive consorti mentre altrettanto non accade se le medesime cariche sono ricoperte da donne. Negli Stati Uniti è tradizione (e forse un bene, perché chissà dove si sarebbe spinto George Doubleiù se non fosse stato frenato dalla moglie Laura), anche perché fin dall'Indipendenza nel 1776 la partecipazione alla vita politica è stata maggiore che in Europa, in Francia è palesemente un pappagalleggiamento favorito dall'esibizionismo e presenzialismo smodato della ex modella e cantante afona. Perfino da noi le consorti dei babbioni che mandiamo in giro per il mondo a rappresentare il Paese sono assai più discrete di questa deficiente, quasi invisibili. Però ci sono e fanno parte della carovana. Ma avete mai avuto notizia o visto una foto del marito di Margaret Thatcher, di Angela Merkel, di Sonia Ghandi, Benazir Bhutto, finché era in vita, o Julia Yushchenko, la primo ministro ucraina con la treccia a chignon? Perfino la Regina Elisabetta II cerca di occultare il più possibile il principe consorte Filippo, Duca di Edimburgo, gaffeur inarrivabile, e anche Hillary Clinton, ora che è segretario di Stato, lascia volentieri a casa il coniuge Bill, e anche prima in verità dava l'impressione di tenerlo per le palle, eppure è stato due volte presidente degli USA, e non certo dei peggiori. In Francia no, c'è Carlà, che vuol far l'americana, a intraprendere iniziative che non le competono, fuori luogo e irritanti per chi le riceve. Sembra lei il capo di Stato dei cugini transalpini, e non l'ometto che hanno eletto presidente e che Carlà ha sposato. Contenti loro...
